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Fauna e Flora


In ogni passeggiata nella natura l’uomo riceve molto di più di ciò che cerca.
(John Muir)


Con 2364 specie censite, il Parco Gran Sasso – Laga è una delle aree protette dalla maggiore biodiversità vegetale in Europa
2364 piante censite
139 endemiche italiane
12 endemiche del Parco
73 protette da convenzioni internazionali
67 protette da Leggi Regionali
59 orchidee spontanee
2 piante carnivore
La componente floristica più preziosa è senz’altro legata agli ambienti delle alte quote, dove persistono i cosiddetti “relitti glaciali”: piante  endemiche come l’Androsace di Matilde, l’Adonide ricurva, la Viola della Majella, la Stella alpina dell’Appennino, il Genepì appenninico e diverse specie del genere Sassifraga.
Alcuni endemismi si riscontrano anche alle quote più basse, come nel caso del Limonio aquilano e dell’Astragalo aquilano, esclusive di quest’area. Inoltre in primavera si può osservare, alle pendici del Gran Sasso, la straordinaria fioritura dell’Adonide gialla, specie a lungo ritenuta estinta, che qui vegeta nella sua unica stazione italiana.


Specie floristiche di grande interesse naturalistico si rinvengono anche nei campi coltivati secondo tecniche tradizionali, come il Gittaione, il Fiordaliso, entità floristiche rarissime come la Falcaria comune, la Ceratocefala e l’Androsace maggiore.
L’animale simbolo del Parco è il Camoscio appenninico, poiché, a cento anni dall’estinzione dell’ungulato sul Gran Sasso, il progetto europeo di reintroduzione “Life Coornata” lo ha portato a ricolonizzarne le montagne, dove oggi si contano più di 500 individui. Il patrimonio faunistico dell’area protetta conta anche gli altri grandi erbivori, come Cervo e Capriolo, ed il loro predatore per eccellenza, il Lupo appenninico.
Sono presenti tra i mammiferi la Martora, il Gatto selvatico, il Tasso, la Faina, la Puzzola, l’Istrice, mentre alle alte quote vive l’Arvicola delle nevi, un piccolo roditore relitto dell’ultima glaciazione.
L’avifauna comprende rapaci rari come l’Aquila reale, l’Astore, il Falco pellegrino, il Lanario e il Gufo reale, ed alle quote più elevate il Fringuello alpino, lo Spioncello, la Pispola e il Sordone, presenti sul Gran Sasso con le popolazioni appenniniche più numerose; ed ancora la Coturnice, il Codirossone, il Gracchio alpino e quello corallino. I pascoli, le basse quote ed i coltivi tradizionali ospitano l’Ortolano, la Cappellaccia, il Calandro, la Passera lagia e l’Averla piccola.


Le praterie d’altitudine costituiscono l’habitat della Vipera dell’Orsini, che nel Parco ha la più consistente popolazione italiana. Cospicuo è il popolamento d’anfibi, con endemismi appenninici quali la Salamandra dagli occhiali e il Geotritone italico. Sui Monti della Laga sono presenti la Rana temporaria ed il Tritone alpestre, specie che in tutto l’Appennino centro-meridionale, oltre che nel Parco, si possono osservare solo in una ristretta area della Calabria. Autentico paradiso per l’avifauna è il lago di Campotosto, che nel periodo autunnale si popola di migliaia di uccelli acquatici.
Non possiamo tralasciare un grande ritorno accertato solo negli ultimi tempi, è infatti notizia di pochi giorni fa quella della presenza di un individuo di Orso bruno marsicano, che ricordiamo essere una sottospecie dell’orso bruno che vive sulle alpi e nel centro europa, tornato dopo quasi un secolo a colonizzare gli immensi spazi del Parco. La notizia acquista ancora più valore essendo l’orso marsicano una specie in fortissimo pericolo di estinzione ed essendo considerato tra gli orsi più rari al mondo, infatti solamente tra 40-60 esemplari ancora vivono nell’appennino centrale.


E’ notizia recente quella del ritorno dell’Orso bruno marsicano nei confini del parco dopo quasi un secolo.


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